
Sono stati eseguiti nelle province di Venezia, Caserta, Cosenza, Napoli, Potenza, Rovigo e Padova 24 provvedimenti restrittivi emessi dalla Procura lagunare nei confronti di altrettante persone, dichiarate a vario titolo colpevoli di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, emissione di fatture per operazioni inesistenti e altri gravi reati aggravati dall’agevolazione o dal metodo mafioso. Lo rende noto il comunicato diffuso sulle operazioni condotte dagli investigatori della Squadra mobile di Venezia, del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Venezia e del Gico della Guardia di finanza di Trieste, con il supporto della Sezione investigativa dello Sco di Venezia, delle Squadre mobili di Caserta e Potenza, dei Comandi provinciali dei Carabinieri di Napoli, Caserta e Cosenza e dei Comandi provinciali della Guardia di finanza di Caserta e Venezia.
Nel testo si precisa che le indagini svolte all’epoca dei fatti avevano accertato l’operatività di una organizzazione criminale, espressione del clan dei casalesi, radicata nel Veneto orientale e, in particolare, nel comprensorio di Eraclea, in provincia di Venezia. Gli accertamenti, secondo quanto riportato, hanno documentato l’infiltrazione della struttura nel tessuto imprenditoriale locale e nelle dinamiche politico amministrative del territorio.
Il comunicato riferisce inoltre che l’azione investigativa ha coinvolto più articolazioni della polizia giudiziaria e della Guardia di finanza tra Veneto, Campania, Calabria e Basilicata. Le persone destinatarie dei provvedimenti risultano raggiunte in un quadro accusatorio che comprende, oltre all’associazione di tipo mafioso, anche usura, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il riferimento al clan dei casalesi e al comprensorio di Eraclea nelle carte diffonde il contesto dell’inchiesta, ricostruita dalla Procura lagunare attraverso attività investigative svolte all’epoca dei fatti.
Fonte: Polizia di Stato — Documento originale: https://www.poliziadistato.it/articolo/32686ac7b4cfea001378379482
