«Il fatto non sussiste», cade ogni accusa. Assolto uomo accusato di violenza sessuale rapina e maltrattamenti.
Maltrattamenti, rapina e atti sessuali con minorenne le contestazioni mosse dalla Procura a un uomo di Castrovillari. Il gup accoglie la tesi difensiva dell’avvocato Giuseppe Filomia e rileva l’assenza di qualsiasi piattaforma probatoria a sostegno dell’accusa. Restituiti i beni in sequestro.
CASTROVILLARI. Si è chiusa con la più ampia delle formule liberatorie la vicenda giudiziaria che vedeva imputato un uomo di Castrovillari, difeso di fiducia dall’avvocato Giuseppe Filomia. All’esito dell’udienza preliminare del 7 marzo 2024, il giudice, dott. Lelio Fabio Festa, ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere «perché il fatto non sussiste» in ordine a tutti i reati contestati, accogliendo integralmente la linea difensiva e disponendo, con la medesima pronuncia, il dissequestro e la restituzione di quanto in sequestro.
Le imputazioni erano di quelle che pesano come macigni. La Procura della Repubblica contestava all’uomo i maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza dei figli minori, un episodio di rapina consistito nella sottrazione del telefono cellulare della convivente e, soprattutto, una serie di atti sessuali che sarebbero stati compiuti, tra il 2011 e il 2013, con una ragazza che non aveva ancora compiuto i quattordici anni. Contestazioni che investono i nervi più scoperti del dibattito pubblico contemporaneo, la violenza nelle relazioni affettive e la tutela dei minori, e che proprio per la loro eccezionale gravità esigevano, come l’avvocato Filomia ha sostenuto sin dal primo atto della sua difesa, un vaglio probatorio di assoluto rigore.
La vicenda aveva preso le mosse da una querela presentata nel dicembre del 2021 dall’allora convivente dell’imputato, integrata nelle settimane immediatamente successive, alla quale avevano fatto seguito le sommarie informazioni rese dai familiari della donna, le attività di intercettazione e, da ultimo, l’incidente probatorio.
Il rigoroso vaglio degli elementi raccolti ha però restituito un quadro ben lontano da quello prospettato dall’accusa. Le dichiarazioni acquisite nel corso delle indagini si sono rivelate equivoche e tra loro contraddittorie, le conversazioni intercettate sono risultate neutre e comunque non decisive e nessun elemento dotato di autonomo valore dimostrativo ha retto alla verifica condotta dal giudice nel contraddittorio tra le parti.
Su queste basi la difesa ha invocato la rigorosa applicazione delle regole del giusto processo ricordando che le dichiarazioni raccolte prima e al di fuori del contraddittorio non possono mai fondare «in positivo» l’affermazione di responsabilità penale. Ne è derivato un quadro definito privo di qualsiasi piattaforma probatoria, dal quale è discesa, quale approdo obbligato, la pronuncia di non luogo a procedere ai sensi dell’art. 425 del codice di procedura penale, con la formula più netta che l’ordinamento conosca.
L’intero impianto accusatorio è dunque caduto al primo vaglio giurisdizionale, senza che si rendesse necessaria la celebrazione del dibattimento. La pronuncia giunge come il sigillo di una linea difensiva rivelatasi fondata sin dal primo giorno, che l’avvocato Giuseppe Filomia ha costruito sul terreno, tecnico e severo, delle regole di formazione della prova.
«Questa decisione restituisce al mio assistito il suo nome e la sua serenità dopo oltre due anni difficilissimi», commenta l’avvocato Giuseppe Filomia. «In materie così delicate, nelle quali la tutela delle persone vulnerabili deve essere massima, altrettanto salda deve rimanere la presunzione di innocenza. Nel processo penale la prova si forma nel contraddittorio, davanti al giudice, e quando quel vaglio manca nessuna accusa può reggere, per quanto grave ne sia l’enunciato. È una vittoria del diritto prima ancora che della difesa, perché le garanzie processuali proteggono ciascuno di noi».
L’udienza preliminare ha così assolto fino in fondo la funzione di filtro che l’ordinamento le assegna, evitando la celebrazione di un giudizio che, per il giudice, non avrebbe potuto condurre ad alcuna condanna. Per l’uomo, molto noto e stimato nel capoluogo del Pollino, si chiude in questo modo, con la formula che tra tutte esclude in radice la sussistenza stessa dei fatti contestati, una pagina lunga e dolorosa della sua vita.
